Prendo spunto da una discussione fra Davide Isidoro e Matteo Zoccarato (link) sul tema degli immigrati ed in particolar modo sul discorso inerente alla legittimità della denuncia da parte di un medico qualora il paziente sia un immigrato clandestino. Ho preso spunto da un botta e risposta dove viene fatto l’esempio di cosa succederebbe se al posto di un clandestino il paziente fosse un rapinatore o un assassino. Su questo argomento ho una certa conoscenza tecnica e mi piacerebbe condividerla.
Innanzitutto la figura del “medico” è molto generale. Bisogna fare una distinzione importante che fa anche cambiare il tipo di obblighi che questa figura deve tenere. Il medico può distinuguersi in:
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Pubblico ufficiale (direttore sanitario, direttore dipartimento igiene sanità pubblica, perito, consulente tecnico e ausiliare di Polizia Giudiziaria)
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Incaricato al pubblico servizio (medicina generale o comunemente detto “medico di famiglia”, pediatra di libera scelta e tutti i medici dipendenti dell’A.S.L.)
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Esercente di un servizio di pubblica necessità (liberi professionisti)
Nel caso di un Pubblico Ufficiale e di un Incaricato di pubblico servizio vi è SEMPRE l’obbligo di DENUNCIA sia se le suddette figure prestino direttamente l’opera al paziente, sia se anche solo per puro caso vengono a conoscenza che la persona in cura abbia dei problemi giudiziari. L’unica esimente a questo obbligo è il caso in cui sussistano dei pericoli per la salvaguardia della salute (o della vita) per il medico e per la sua famiglia.
Nel caso, invece, degli Esercenti di sevizi di pubblica necessità, vi è l’obbligo di redigere un REFERTO. Questo sostanzialmente è un’altra forma di denuncia, cambia solo la forma giuridica dell’atto. In questo caso però le esimenti da quest’obbligo sono 2. La prima e sempre uguale ai casi analizzati precedentemente e quindi dove sussista la possibilità di un reale pericolo per la vita del medico e della sua famiglia, mentre la seconda si verifica quando il referto espone la persona ad una procedura penale. In quest’ultimo caso il medico viene a sua volta denunciato per “reato di rivelazione di segreto professionale”.
Ora permettetemi una riflessione. Concordo con quanto scritto da Matteo Zoccarato sul fatto che non ci deve essere distinzione fra un omicida, un ladro ed un immigrato clandestino. Il clandestino non si trova in Italia per un errore burocratico o per una nostra pecca. O meglio, mi correggo… è una nostra pecca. Non si può permettere ad ondate di stranieri di arrivare sul nostro territorio e poi cercare il modo per regolarizzarli e tenerli qua. Quando si permette l’immigrazione, bisognerebbe farlo avendo dei dati ben precisi sui posti di lavoro, sulle esigenze della Nazione, altrimenti succede quello che vediamo tutti i giorni. Persone straniere che vengono favorite nell’assegnazione di case pubbliche, formazioni di “ghetti” etnici dove cammini e ti guardano male come se fossi tu lo straniero, ecc. Senza contare la disoccupazione. Persone che arrivano in Italia e poi non trovano lavoro, rimanendo a carico dello Stato e di conseguenza a carico dei cittadini italiani nella migliore delle ipotesi, oppure conducono attività illecite nella peggiore. Senza contare gli episodi di intolleranza religiosa dimostrata dai musulmani negli ultimi tempi. E noi cosa facciamo? Cominciamo a domandarci se sia giusto che il NOSTRO prete cattolico benedica le scuole per non offendere la sensibilità di chi abbraccia un’altra religione?
Il metodo migliore secondo me, è quello attuato dal Canada. Se vuoi entrare in quello Stato, devi fare domanda inviando anche il tuo curriculum. Quando vieni chiamato, ti hanno già assegnato una casa e una lista di lavori adatti alle tue capacità. Se ti integri, bene! Altrimenti torni a casa e viene chiamato quello dopo di te in graduatoria.
Questo è il modo per garantire dignità alla persona e produttività alla Nazione. Altrimenti continueremo ad essere “l’albero della cuccagna” da cui attingere. Non funziona così. L’animo cattolico e l’amore per i “fratelli” non deve annebbiarci la vista sui reali problemi che tutto ciò comporta. Gli Italiani sono stanchi di essere considerati stranieri a casa loro.
Concludendo e tornando al tema principale, ritengo che chiunque abbia diritto a ricevere cure ed aiuti, quello che invece voglio contestare è il motivo per cui sono qui. Se sono clandestini, vanno presi e rimandati da dove sono venuti. Se continuiamo ad accettare ciecamente tutti quelli che arrivano senza distinzione, continueremo ad essere costretti a questi dilemmi etici, e a trovare scappatoie per la salvaguardia di persone che non “hanno l’autorizzazione” a stare sul nostro territorio.
Ciao Christian, credo sia inutile sottolineare il fatto che io condivida in toto.. Mi hai quasi invogliato di partire verso il Canada!!
Una piccola delucidazione a livello tecnico.. Non mi è ben chiaro quando l’esercente servizi di pubblica necessità, è a sua volta a rischio denuncia.
fondamentalmente non può redigere alcun documento (referto) dove venga fatta menzione dei possibili “problemi” legali del paziente, quindi funziona al contrario di quello che il buon senso suggerirebbe. Esempio: in caso di scippo dove vi sono lesioni da ambo le parti, il ladro viene “denunciato” d’ufficio solo se il referto ha come soggetto la vittima (che è il paziente). Se il paziente è anche il ladro, il referto non viene redatto, in quanto l’assistito sarebbe sottoposto a procedura penale a causa del medico curante. Come detto per gli immigrati clandestini, la motivazione è che la salute viene prima di tutto, per cui se le persone irregolari dal punto di vista legale rischiassero di essere arrestate a seguito di cure mediche, questi ultimi non si farebbero curare. “Meglio un delinquente vivo e libero di un delinquente morto.”