Denunciare o non denunciare… questo è il problema!

21 10 2009

dottorePrendo spunto da una discussione fra Davide Isidoro e Matteo Zoccarato (link) sul tema degli immigrati ed in particolar modo sul discorso inerente alla legittimità della denuncia da parte di un medico qualora il paziente sia un immigrato clandestino. Ho preso spunto da un botta e risposta dove viene fatto l’esempio di cosa succederebbe se al posto di un clandestino il paziente fosse un rapinatore o un assassino. Su questo argomento ho una certa conoscenza tecnica e mi piacerebbe condividerla.

Innanzitutto la figura del “medico” è molto generale. Bisogna fare una distinzione importante che fa anche cambiare il tipo di obblighi che questa figura deve tenere. Il medico può distinuguersi in:

  • Pubblico ufficiale (direttore sanitario, direttore dipartimento igiene sanità pubblica, perito, consulente tecnico e ausiliare di Polizia Giudiziaria)
  • Incaricato al pubblico servizio (medicina generale o comunemente detto “medico di famiglia”, pediatra di libera scelta e tutti i medici dipendenti dell’A.S.L.)
  • Esercente di un servizio di pubblica necessità  (liberi professionisti)

Nel caso di un Pubblico Ufficiale e di un Incaricato di pubblico servizio vi è SEMPRE  l’obbligo di DENUNCIA sia se le suddette figure prestino direttamente l’opera al paziente, sia se anche solo per puro caso vengono a conoscenza che la persona in cura abbia dei problemi giudiziari. L’unica esimente a questo obbligo è il caso in cui sussistano dei pericoli per la salvaguardia della salute (o della vita) per il medico e per la sua famiglia.

Nel caso, invece, degli Esercenti di sevizi di pubblica necessità, vi è l’obbligo di redigere un REFERTO. Questo sostanzialmente è un’altra forma di denuncia, cambia solo la forma giuridica dell’atto. In questo caso però le esimenti da quest’obbligo sono 2. La prima e sempre uguale ai casi analizzati precedentemente e quindi dove sussista la possibilità di un reale pericolo per la vita del medico e della sua famiglia, mentre la seconda si verifica quando il referto espone la persona ad una procedura penale. In quest’ultimo caso il medico viene a sua volta denunciato per “reato di rivelazione di segreto professionale”.

Ora permettetemi una riflessione. Concordo con quanto scritto da Matteo Zoccarato sul fatto che non ci deve essere distinzione fra un omicida, un ladro ed un immigrato clandestino. Il clandestino non si trova in Italia per un errore burocratico o per una nostra pecca. O meglio, mi correggo… è una nostra pecca. Non si può permettere ad ondate di stranieri di arrivare sul nostro territorio e poi cercare il modo per regolarizzarli e tenerli qua. Quando si permette l’immigrazione, bisognerebbe farlo avendo dei dati ben precisi sui posti di lavoro, sulle esigenze della Nazione, altrimenti succede quello che vediamo tutti i giorni. Persone straniere che vengono favorite nell’assegnazione di case pubbliche, formazioni di “ghetti” etnici dove cammini e ti guardano male come se fossi tu lo straniero, ecc. Senza contare la disoccupazione. Persone che arrivano in Italia e poi non trovano lavoro, rimanendo a carico dello Stato e di conseguenza a carico dei cittadini italiani nella migliore delle ipotesi, oppure conducono attività illecite nella peggiore. Senza contare gli episodi di intolleranza religiosa dimostrata dai musulmani negli ultimi tempi. E noi cosa facciamo? Cominciamo a domandarci se sia giusto che il NOSTRO prete cattolico benedica le scuole per non offendere la sensibilità di chi abbraccia un’altra religione?

Il metodo migliore secondo me, è quello attuato dal Canada. Se vuoi entrare in quello Stato, devi fare domanda inviando anche il tuo curriculum. Quando vieni chiamato, ti hanno già assegnato una casa e una lista di lavori adatti alle tue capacità. Se ti integri, bene! Altrimenti torni a casa e viene chiamato quello dopo di te in graduatoria.

Questo è il modo per garantire dignità alla persona e produttività alla Nazione. Altrimenti continueremo ad essere “l’albero della cuccagna” da cui attingere. Non funziona così. L’animo cattolico e l’amore per i “fratelli” non deve annebbiarci la vista sui reali problemi che tutto ciò comporta. Gli Italiani sono stanchi di essere considerati stranieri a casa loro.

Concludendo e tornando al tema principale, ritengo che chiunque abbia diritto a ricevere cure ed aiuti, quello che invece voglio contestare è il motivo per cui sono qui. Se sono clandestini, vanno presi e rimandati da dove sono venuti. Se continuiamo ad accettare ciecamente tutti quelli che arrivano senza distinzione, continueremo ad essere costretti a questi dilemmi etici, e a trovare scappatoie per la salvaguardia di persone che non “hanno l’autorizzazione” a stare sul nostro territorio.





L’immagine è tutto!

20 10 2009

Al giorno d’oggi l’importante è apparire, mentre passa in secondo piano l’essere. Sempre più spesso ci si imbatte in situazioni in cui la madre del bambino antepone le proprie esigenze a quelle del figlio, ma sempre in “separata sede”, mentre di fronte ad altre persone si fa vedere dolce e premurosa. Queste situazione sono sempre più frequenti e basta osservare per esempio il comportamento che le madri adottano quando sono al ristorante insieme ad amici e quando vanno a prendere i figli all’uscita da scuola. Lì si può notare effettivamente se il genitore è coerente e se vive di facciata.

All’uscita da scuola, davanti alle maestre, tutte le mamme sono affettuosissime. Baci, abbracci, effusioni come se non vedessero il proprio figlio da anni, al ristorante invece capita di vedere che le madri siano “troppo impegnate” a parlare con gli amici per poter dedicare attenzione ai figli che spesso corrono per il ristorante rischiando anche incidenti con i camerieri, i quali sono costretti a lavorare schivando i bambini (ricordo che se da un urto cameriere/bambino il cameriere perde la presa sui piatti o sui vassoi che trasporta è facile che chi si faccia male è proprio il bambino).

Il padre è diverso nel comportamento. Attenzione! Non voglio dire che sia meglio o peggio, ma difficilmente utilizza “2 facce”. Il carattere dell’uomo lo porta ad essere in qualche modo più coerente nel suo modo di rapportarsi con i figli.

Qui sotto pubblico un esempio. La diatriba fra Fabrizio Corona e Nina Moric può darci modo di vederne un’applicazione pratica. Partendo dal presupposto che sbagliano tutti e due a rendere pubblici i loro problemi, analizziamo cosa è successo a “Domenica Cinque”. Prima viene riproposta l’intervista fatta a Corona nelle puntate precedenti (premetto che non l’ho seguita e qui mostra le risposte solo ad alcune domande), poi viene ascoltata la versione della Moric. Da come dipinge il comportamento di Corona, sembra che il padre sia, come dice lei rimarcando l’uso improprio del termine, un delinquente che si interessa al figlio solo quando ne ha voglia e che lo mescola alla famiglia della nuova compagna. Partendo dal punto fermo che ognuno di noi conosce la propria realtà e che parlare dei fatti di altre persone equivale ad ipotizzare, diamo per buono quello che afferma la Moric e che Corona non sia un buon esempio per il piccolo Carlos.

Premesso questo guardiamo in faccia la realtà. Il lato “pubblico” della coppia fa trasparire che nessuno dei due sia un buon esempio per il figlio. Lui, tanto discusso sui ricatti alle star, finito in prigione ed eterno “bullo”, Lei che in questa stessa intervista si definisce di educazione cattolica, deve la sua notorietà al suo corpo del quale spesso a dato sfoggio. Tutti e due amanti delle feste trasgressive e dell’essere protagonisti del gossip.

Questa è la prefazione a questo post, ora mi preme analizzare quello che emerge da questa intervista specifica.

  • La Moric dice che non vuole far sapere al figlio di questi problemi con il padre. Questa cosa mi sembra improbabile da attuare visto che ne ha appena parlato male su di una televisione pubblica, dove (ammesso che il bimbo non veda una registrazione) sicuramente qualche compagno di scuola di Carlos avrà appreso questo tipo di discorso e riconosciuto l’amichetto provvederà ad informarlo, nella migliore delle ipotesi….
  • Nina fa finta di non aver portato apposta il piccolo Carlos in televisione, quando in realtà è stata una cosa studiata appositamente
  • la COMMEDIA al momento dell’entrata del figlio. Baci, abbracci, “amore mio!”… tutte scene come se non lo vedesse da chissà quanto, quando fondamentalmente sono arrivati insieme agli studi una mezz’oretta prima. Tutto esasperato per mostrare “l’amore infinito” che questa mamma ha per suo figlio
  • Infine, vengono invitati mamma e figlio per cantare “Because the night” (e si distingue chiaramente l’invito della presentatrice) e casualmente la Moric si allontana dal figlio lasciandolo con Barbara d’Urso e mette in luce unicamente la sua voce.

Il mio non è sicuramente un voler difendere Fabrizio Corona, ma non posso non notare la strumentalizzazione che viene fatta da Nina Moric a danno del figlio e purtroppo, questa è una situazione sempre più frequente nelle mamme moderne. Ultima cosa che per me è raccapricciante è che la Moric dichiara che siccome Corona non le passa più il mantenimento da diverso tempo, gli impedisce di vedere suo figlio. Ci sarebbe da ridere, se non fosse tragico. Se Corona non contribuisce al mantenimento del figlio, ci sono gli avvocati e i giudici a cui spetta risolvere il problema, ma il figlio che colpa ne ha? Visto che bisognerebbe tenere i figli fuori dai conflitti dei genitori, cosa racconta a suo figlio quando gli dice che non vede il padre? Gli dice che non lo può vedere perchè il papà non paga? Gli racconta che il denaro viene prima del rapporto padre/figlio?

Purtroppo questa è la verità. Sempre più mamme “usano” i figli come scusa per fare le vittime in pubblico e per estorcere più soldi all’ex compagno. Nei Paesi dell’est questa pratica è diventata una regola ed infatti possiamo notare come le donne che emigrano verso l’Europa si comportano nei confronti degli uomini europei con i quali iniziano (e finiscono) una relazione.

Forse è arrivato il momento che i giudici al momento della sentenza di affidamento, tenghino anche conto di questi fattori e comincino a valutare i casi secondo coscienza e tralasciando il detto che “la mamma è sempre la mamma”





La storia viene scritta dai vincitori…

16 10 2009

Come tutti sanno la storia viene scritta da chi vince le guerre. Ecco perchè tutto quello che abbiamo studiato sui libri di scuola è sempre stato scritto con una certa “impronta”, merito anche dell’ideologia che è sempre stata dei Paesi a regime comunista, grazie alla quale manipolando la cultura si riesce a far passare una corrente di pensiero come unica verità.

Sarà forse per questo motivo che la scuola di Ospedaletto in collaborazione con la scuola di Cerasolo ha organizzato una gita per le classi quinte a Marzabotto. Fin qui sembra tutto normale, ma in aggiunta a questo sembra sia parte del programma anche la visita di un ex partigiano che narrerà la storia, per come lui l’ha vissuta. Questo potrebbe essere istruttivo e sicuramente un punto di vista storico riportato da chi ha vissuto i fatti in questione in prima persona è sicuramente interessante soprattutto per un bambino, ma il buon senso richiederebbe una veduta più ampia.

Secondo me, dopo quest’incontro sarebbe opportuno invitare qualche reduce scampato alle foibe.

Bisognerebbe ricordare che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicarono contro i fascisti e gli Italiani non comunisti. Bisognerebbe ricordare del massacro di circa un migliaio di persone che dopo essere stati martoriati furono gettati nelle fosse comuni chiamate foibe perchè considerati “nemici del Popolo”.

foibeBisognerebbe ricordare che dopo l’occupazione di Trieste, Gorizia e Istria da parte della Jugoslavia (1945), le truppe del maresciallo Tito presero di mira gli Italiani, in particolar modo fascisti, cattolici, liberldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini.

Ci sarebbe anche da discutere sul clima di terrore instaurato in Russia, Albania, Romania e in tutti i Paesi comunisti dove anche la libertà di parola era negata e perseguitata.

“Forse” bisognerebbe spiegare che la dittatura, l’odio razziale e la discriminazione sociale sono le cause delle peggiori vicende accadute nella storia dell’uomo e che la storia ci “dovrebbe” insegnare che migliaia di persone sono morte e hanno sofferto perchè lo Stato sovrano è sempre stato sordo alle esigenze.

Con gli amici del PDL vedremo di presentare un’interrogazione al Sindaco per sapere se nei vari progetti educativi del territorio, ve ne sia uno simile a quello che ho proposto in questo post o se hanno intenzione di raccogliere il mio suggerimento.








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